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IL GIRINO VEGETARIANO

FREDERICK GRUBB.

di Giampiero Petrucci 

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  Il grande Petit-Breton, sempre sfortunato al giro

Sin dalla prima edizione al Giro d’Italia non sono mancati gli stranieri, sia campioni di livello assoluto che mezze figure. Tra i primi certamente spicca Petit-Breton (al secolo Lucien Mazan), forse il fuoriclasse più completo del periodo eroico ma costantemente sfortunato al “Giro” dove, nelle sue quattro partecipazioni, è sempre stato costretto al ritiro, pur vincendo una tappa, la Mondovì-Torino del 1911 (con il Sestriere).

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  Dortignacq, il primo straniero
a vincere una tappa al giro.
 
Tuttavia il primo straniero a guadagnare una frazione al “Giro” è stato il francese Jean-Baptiste Dortignacq, vincitore della Udine-Bologna nel 1910, allo sprint sui sei compagni di fuga. Ma a noi, fedeli alla nostra linea di condotta e di ricerca storica, piace ricordare soprattutto i girini meno noti, non i campioni.
 
Ed allora presentiamo stavolta uno tra i primi partecipanti stranieri meno conosciuti di tutti i tempi, l’inglese Frederick Grubb. Oggi gli inglesi, ed i britannici in generale, sono ben presenti in mezzo al gruppo, con campioni di grande livello, a cominciare da Cavendish e Wiggins. Ma nell’era eroica, complici anche i difficili trasferimenti, non era frequente trovare sudditi di Sua Maestà al via delle principali competizioni ciclistiche, soprattutto in Italia.
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  Frederick Grubb
 
Frederick Grubb in effetti è il primo britannico a cimentarsi in una corsa importante nel nostro paese: accade nel 1914, al Giro d’Italia. Rimarrà a lungo, praticamente fino agli anni Sessanta, l’unico inglese al via della “corsa rosa”. Freddie, questo il suo soprannome, non è comunque un neofita, un corridore improvvisato o scalcinato come tanti di quel periodo. Al contrario è un ottimo atleta, con un curriculum di tutto rispetto. Nato in Surrey nel 1887, si trasferisce presto a Londra e si appassiona alla bicicletta. Dotato di un fisico atletico e di grande resistenza, si segnala in fretta tra i migliori dilettanti londinesi, manifestando eccezionali doti di passista. Stravagante, anche per l’epoca, la sua condotta alimentare: è infatti un fervente vegetariano, non fuma, non beve vino né alcolici.
 
Non per niente la sua squadra è il “Vegetarian Cycle and Athletic Club” che raccoglie sotto la sua egida atleti di varie discipline sportive i quali nella loro alimentazione disdegnano totalmente la carne. Tuttavia, nonostante questa dieta particolare, i risultati non tardano ad arrivare e nei primi anni Dieci del XX Secolo Grubb, ancora dilettante, diventa il beniamino del pubblico londinese, stabilendo record a ripetizione: è il migliore sulla distanza delle 100 Miglia (grazie anche ad una speciale bicicletta senza freni), nelle 24 Ore (percorre ben 351 miglia) e nell’allora famosa cavalcata Londra-Brighton-Londra dove il suo primato rimane imbattuto per ben 14 anni. Record ottenuti rigorosamente in solitario, denotando straordinarie doti contro il tempo.
 
Prestazioni che non passano inosservate e gli permettono di essere selezionato per le Olimpiadi di Stoccolma del 1912 dove ottiene due medaglie d’argento: nella prova individuale, a cronometro, sulla distanza di 320 km (avete letto bene: 320 km!), viene battuto dal sorprendente sudafricano Lewis mentre nella prova a squadre (somma dei tempi dei primi 4 di ogni nazione) la Gran Bretagna è superata dai padroni di casa svedesi. A questo punto, sempre più famoso in patria e raggiunti i 25 anni di età, diventa professionista e si confronta con i principali campioni europei, nonostante stampa e tifosi, forti anche del tradizionale isolamento britannico, non approvino questa sua scelta, per molti versi azzardata dal punto di vista tecnico. Il ciclismo europeo è dominato da francesi e belgi, con qualche isolato spunto italiano o lussemburghese, rari anche tedeschi e svizzeri. In effetti Freddie trova grandi difficoltà: abituato a gareggiare in solitario ed a cronometro, non riesce a destreggiarsi nel folto gruppo dove si crea rapidamente molti nemici a causa del suo carattere impulsivo e presuntuoso, tutt’altro che dotato della tipica flemma britannica.
 
Grubb in sostanza non riesce ad integrarsi e viene osteggiato dagli avversari, talvolta perfino boicottato al punto che rimane celebre una sua dichiarazione polemica in cui accusa i corridori “continentali” (come li chiama lui) di avergli ripetutamente spaccato i raggi delle ruote a calci. Solo contro tutti, non ottiene risultati di rilievo. Grazie comunque ai suoi trascorsi dilettantistici, Freddie riesce a strappare un ingaggio all’Atala per il Giro d’Italia del 1914 ma anche stavolta la sua delusione è totale: la prima tappa, da Milano a Cuneo, si svolge in un clima da tregenda, con forti nubifragi in pianura e addirittura la neve sul Sestriere dove tutti i corridori scendono di bicicletta e salgono a piedi fino in vetta. Grubb s’è già ritirato, al controllo di Susa, stravolto dalla fatica. Finisce in pratica qui la sua avventura ciclistica ma non la sua vena polemica né la sua voglia di distinguersi.
 
Apre un negozio di cicli a Brixton, poi durante la guerra viene impiegato a costruire munizioni, quindi si arruola in Marina, poi apre altri negozi di biciclette che spesso però non hanno fortuna, procurandogli dissesti finanziari e fallimenti. Muore a 61 anni, lasciando negli sportivi il ricordo delle sue grandi imprese solitarie ma anche il senso di una carriera incompiuta, forse non soltanto per colpe proprie. Per noi rimarrà inevitabilmente il girino-vegetariano. Il primo ma non l’unico. Al Giro d’Italia del 2000 infatti si presenta la squadra “Linda McCartney”, intitolata alla memoria della moglie dell’ex “Beatles” Paul.
 
Una squadra nata appositamente per propagandare uno stile di vita completamente vegetariano, accolta con inevitabile scetticismo e qualche risolino irrisorio. La storia dunque s’è ripetuta a distanza di 86 anni ma stavolta con esito vincente, almeno parzialmente. L’australiano David McKenzie infatti, grazie ad una lunghissima fuga solitaria, ha vinto la Vasto-Teramo. Ci piace pensare che, in qualche modo a noi sconosciuto, Freddie Grubb abbia pedalato con lui e sia stato felice per questa affermazione.
 
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