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I grandi campioni: ALDO MOSER PDF Stampa E-mail
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Moser, non vuole dire

soltanto Francesco...

La dinastia dei grandi campioni trentini del ciclismo inizio' nel lontano 1954 con Aldo, ai tempi di Coppi, Bartali e Magni.

di Gianni Trivellato 

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  Aldo Moser
Per diventare campioni con la ''c'' maiuscola non e' sufficiente avere grandi qualita' tecniche: queste sono indubbbiamente necessarie, ma non in grado di fare il salto di qualita' per passare alla storia. La classe deve insomma unirsi ad un'altra grande dote, e cioe' la semplicita'.
 
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Aldo Moser  (Giovo, 7 febbraio 1934) ex ciclista
su strada italiano. Professionista dal 1954 al 1974,
 
Una caratteristica che e' sicuramente di casa a Palu' di Giovo, un piccolo paese nel Trentino divenuto celebre e portato alla ribalta da una famiglia che, nata e cresciuta nel segno di un'antica nobilta' montanara, ha generato alcuni figli destinati a diventare celebri...pigiando sui pedali: la famiglia dei Moser. E' giusto comunque ricordare che lo stesso paese ha generato altri due grandi campioni, il ciclista Gilberto Simoni e la campionessa italiana di giavellotto Cinzia Dallona.
 
La conca di Giovo è una suggestiva teoria di terrazze collinari intensamente coltivate a vigneto. Si producono vini di ottima qualita' come, tra i bianchi, il Muller Thiargau, lo Chardonnay e il Sauvignon, e tra i rossi il Pinot nero, la Schiava e il Rupinio. Nella zona non mancano vitali realta' nel settore dell'artigianato e da tempo e' in forte sviluppo anche il settore turistico con proposte di vacanze, sia estive che invernali, all'insegna dell'enogastronomia e di un piu' che soddisfacente benessere.
 
Ma torniamo al ciclismo e alla famiglia Moser, di cui il piu' famoso rampollo e' senza dubbio, anche a livello mondiale, Francesco, un campione che nel corso della sua carriera ha vinto piu' corse di quelle realizzate da Bartali e Coppi messe assieme. Di Francesco, comunque, si sa praticamente tutto, mentre ci pare giusto in questa occasione dedicare uno spazio al fratello Aldo, il piu' anziano dei quattro, e cioe' a seguire di Enzo, Diego e appunto Francesco. Particolare non trascurabile, sia Aldo che Enzo e Francesco hanno, in tempi ovviamente diversi, indossato la maglia rosa.
 
Aldo comincio' l'attivita' sui pedali nel 1946, subito dopoa la guerra. "Terminati i lavori nei campi - e' lui stesso a raccontarlo - andavamo da ragazzini a correre in bici, dal momento che era il nostro unico divertimento e io riuscivo a staccare tutti su quelle strade ripide ed impervie di montagna.
 
Ebbi la fortuna di essere notato da alcuni tecnici trentini del ciclismo e fu cosi' che cominciai a correre da dilettante, vincendo subito alcune corse nella zona. Passai professionista nel 1954 e come tale continuai a correre per vent'anni''. I Moser, tre generazioni in bici con i giovanissimi come Moreno ed Ignazio gia' proietati in un probabile futuro di successi. "Il ciclismo - ha tenuto piu' sottolineare Aldo - e' nel nostro sangue, unito alla forza che ci viene dalla vita dura di montagna, con tanta polenta a condire i nostri pasti frugali. Io cominciai a lavorare nei campi a soli sei anni, con la bigoncia che mio padre mi metteva sulle spalle per portare l'uva. Con questo carattere affrontai la mia carriera di corridore, mentre alla ribalta del ciclismo vi erano corridori del rango di Coppi, Bartali e Magni. Ricordo benissimo che a questi campioni portavamo rispetto, ma non soggezione. Io avevo vent'anni e Coppi trentacinque quando ad un Giro di Lombardia gli passai davanti sul Ghisallo: poi pero' mi riprese e vinse la corsa. Ma io terminai ugualmente contento''.
 
In vent'anni di carriera professionistica Aldo ha ottenuto dodici grandi successi, tra cui due edizioni del Trofeo Baracchi, in coppia con Ercole Baldini, il Gran Premio delle Nazioni nel '69 niente meno che davanti a Riviere, una tappa di montagna nel Giro d'Italia che terminava sul Pordoi e puo'vantare ben quattro presenze ai mondiali con la maglia tricolore.
 
Ha indossato per due volte la maglia rosa e nel suo curriculun figurano ben sedici partecipazioni alla massima corsa ciclistica italiana, ottenendo come miglior risultato un quinto posto. "Andavo forte in salita - spiegava divertito - ma quando si tornava in pianura per me erano in tanti a passarmi davanti!'' Una battuta che conferma come, in un carattere di rude montanaro, non sia mai mancata una vena di sano umorismo. Parlando sempre di ciclismo, Aldo ha sempre voluto sottolineare come ad avviare i fratelli allo sport del pedale sia stato lui, regalando loro una bicicletta da corsa quando era arrivato il momento.
 
A Francesco la diede abbastanza tardi, quando aveva gia' compiuto i 18 anni, perche' erano tempi in cui bisognava stare a casa e lavorare nei campi, dal momento che c'era bisogno di braccia. Ha sempre raccontato queste cose con grande orgoglio, lo stesso orgoglio di cui ha sempre parlato come zio dei giovani nipoti Moreno e Ignazio, che un giorno potrebbero disputare Giro e Tour da protagonisti. Perche' nella famiglia dei Moser, la ''fabbrica dei campioni'' continua.
 
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