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Learco Guerra un campione di audacia. Le sue sfide con Alfredo Binda di Leonardo Arrighi  Learco Guerra durante il Giro d’Italia 1932 Learco Guerra è stato un campione molto amato dal popolo del ciclismo. Lo spirito indomito, la spregiudicatezza e l’apparente mancanza di calcolo delle sue molteplici imprese, lo hanno inscindibilmente legato ad ogni appassionato dell’agonismo più verace.
Guerra nasce il 14 ottobre 1902 a San Nicolò Po (Mantova). Nel 1928 fa il suo esordio tra i ciclisti professionisti. Fino ad allora, la sua esistenza era stata contraddistinta dall’attività di muratore, dalla passione e dalla pratica calcistica; inoltre, quando decise di intraprendere l’attività agonistica, era già sposato e padre di Gino (figlio). Ciò serve a comprendere il fatto che, rispetto a molti suoi colleghi, la sua vita non si intrecciò con le due ruote fin dalla tenera età. Learco Guerra con la maglia di campione del mondo (1931) Dopo un paio di stagioni di apprendistato, nel 1930, Learco si mette in luce in modo prepotente, conquistando, alla presenza di Bruno e Vittorio Mussolini (figli del Duce), l’VIII tappa (Napoli-Roma) del Giro d’Italia. Nell’edizione del Giro di quell’anno vincerà anche l’XI tappa (Ancona-Forlì). Il confronto con il dominatore del ciclismo delle ultime stagioni, Alfredo Binda, è rimandato, in quanto il fuoriclasse varesino, come narra la storia, era stato pagato, dagli organizzatori del Giro, per non prendere parte alla manifestazione. Learco Guerra in corsa Il Tour de France del 1930 vede Learco vincere tre tappe e raggiungere il secondo posto nella classifica finale. Alla sua prima partecipazione alla corsa francese, l’atleta mantovano si mostra subito audace e battagliero, anche quando Binda (capitano della squadra italiana) decide di ritirarsi dalla competizione. La stagione, già ricca di importanti affermazioni, è contraddistinta anche dal primo titolo italiano su strada. La gara tricolore vedrà Guerra grande protagonista anche nelle quattro edizioni successive, infatti il 1934 sancirà la conquista del quinto titolo nazionale consecutivo. Cimeli di Learco Guerra (esposti al museo Tazio Nuvolari e Learco Guerra, Mantova) Il 1931 vede infiammarsi la rivalità tra Guerra e Binda. Learco, dopo essere stato battuto (proprio da Binda) nello sprint della Milano-Sanremo, si aggiudica la prima maglia rosa della storia del Giro d’Italia, vincendo la I tappa (Milano-Mantova). Nella seconda frazione si ripete e consolida il suo primato. Nella terza giornata di gara, Binda strappa la leadership a Guerra, che va in crisi sul colle di Macerata. Il 19 maggio, dopo una collisione con un altro corridore, Alfredo si ritira. Il nostro atleta nei giorni successivi coglie altre due affermazioni (VII tappa: Roma-Perugia; VIII tappa: Perugia-Montecatini Terme). Bicicletta di Learco Guerra (esposta al museo Tazio Nuvolari e Learco Guerra, Mantova) Preso da una vera e propria incontenibile furia agonistica, Learco esagera, non gestendo lo sforzo. Infatti il 25 maggio (con la maglia rosa) cade sfinito sulla salita della Foce e sviene. Cavanna, il suo allenatore e massaggiatore, riesce a rianimarlo e a rimetterlo in bicicletta; Guerra, sopportando immani sofferenze, giunge al traguardo di La Spezia, ma è costretto a ritirarsi, dinanzi ad una grande quantità di tifosi attoniti. Il 26 agosto dello stesso anno, a Copenhagen, si disputa il campionato mondiale su strada (in questo caso il percorso prescelto era da compiere a cronometro) su un tracciato di 172 km.  Guerra offre una prestazione superba, mantenendo un ritmo di gara inavvicinabile per qualsiasi avversario, compreso Binda (giunto sesto).Nel 1932 Learco Guerra si impone in molte corse tra cui il Giro di Calabria e il Giro di Toscana. Al Giro d’Italia vince sei tappe, fornendo uno spettacolo apprezzato da giornalisti e tifosi. Anche in questa occasione non riesce a completare l’opera, vincendo la classifica finale. L’anno successivo, Learco trionfa subito nella Milano-Sanremo. Sulle strade del Giro, si verifica un episodio epocale, per quanto concerne la rivalità Guerra-Binda. Dopo aver vinto già tre tappe, il 12 maggio l’atleta mantovano - a causa di un comportamento assai discutibile di Binda - cade, urtando la ruota posteriore del rivale, mentre è impegnato in una volata. A seguito della caduta Guerra sarà costretto al ritiro. Qualche settimana dopo il campione italiano si presenta al Tour de France ed ottiene cinque vittorie di tappa, giungendo secondo nella classifica finale, dietro a Speicher. Nel 1934 Guerra riesce finalmente ad imporsi al Giro d’Italia. L’attesa per Learco è stata lunga, ma in questa occasione gareggia con grande autorevolezza e tenacia. Dopo la vittoria di Camusso nella I tappa, Guerra inanella cinque vittorie consecutive e veste la maglia rosa. Nella cronometro Livorno-Pisa (45 km) relega Binda (che dopo poche tappe si ritirerà) a 2’10”. Nella frazione Bari-Campobasso, il campione mantovano fora e Olmo gli sottrae il primato in classifica. Il giorno dopo, sospinto dal suo tipico ardore, Guerra vince a Teramo e annichilisce Olmo (distanziato di 9’23”). Learco Guerra in pista
Nelle giornate seguenti coglie quattro vittorie, ma ancora non sono sufficienti per rassicurare i sostenitori del nostro campione. Infatti nella Firenze-Bologna, Learco si stacca dai migliori sulle salite appenniniche e perde 5’22”; Camusso veste nuovamente la maglia rosa. Nella tappa a cronometro Bologna-Ferrara (59 km) Guerra stupisce ulteriormente, ricollocandosi alla testa della classifica. Nelle ultime tre prove adotterà una tattica difensiva e il 10 giugno giungerà a Milano da trionfatore (dopo aver conseguito 10 vittorie di tappa). La strabiliante stagione è impreziosita dalla vittoria del Giro di Lombardia e del Giro del Piemonte.Nei tre anni di carriera dal 1935 al 1937 (anno del ritiro) otterrà altre sei vittorie di tappa al Giro d’Italia, completando il suo cospicuo bottino di 31 affermazioni. Learco Guerra fermo a bordo strada (a causa di un incidente meccanico) Conclusa l’attività agonistica Learco Guerra si è distinto nel ruolo di direttore sportivo, riuscendo a condurre alla vittoria del Giro d’Italia: Koblet, Clerici e Gaul.Dopo una vita costellata di sfide e vittorie, il 7 febbraio 1963, a Milano, il campione mantovano muore all’età di sessantuno anni.Learco Guerra grazie alla sua generosità e irruenza è riuscito a scrivere pagine memorabili della storia del ciclismo. In molteplici occasioni le salite lo hanno visto in difficoltà, rispetto ai migliori,ma riusciva a risorgere e a non cedere in modo definitivo. In pianura era irresistibile e potente. Proprio queste sue peculiarità gli valsero il soprannome di “locomotiva umana”. Guerra, sostenuto da Costante Girardengo, è riuscito ad imporsi in modo perentorio, anche se si è trovato a doversi confrontare con un periodo ciclistico contraddistinto dallo strapotere di Alfredo Binda.Non va dimenticato anche il prestigio delle otto vittorie di tappa ottenute al Tour de France e dei suoi due piazzamenti d’onore nella corsa francese (1930 e 1933). Questi risultati maturati oltre confine, rivestono un ruolo fondamentale nel processo di internazionalizzazione del movimento ciclistico italiano. |