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Giovanni Meazzo un corridore dimenticato PDF Stampa E-mail
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Personaggi 

Giovanni Meazzo

e quella fantastica primavera del 1950.

Bicidepoca riscopre le gesta di un

corridore dimenticato.

a cura di Carlo Delfino

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Giovanni Meazzo vincitore del "Giro Vorarlberg"
Austria 13-15 agosto 1949
 
Nato il 9 luglio 1928, Giovanni Meazzo è un alessandrino purosangue; il padre, Vitalio, ha un avviata officina ciclistica in Via Marengo 23 ed è praticamente obbligata l’attività di apprendista meccanico e di corridore.
 
 
Immagini:
Giovanni Meazzo
 
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Cresciuto a pane e bicicletta, debutta a 15 anni con il G.C. Alessandrino e dimostra subito di essere tagliato per la salita e le corse dure. Nonostante la guerra continua ad allenarsi e alla fine del “45 passa allievo nelle fila della famosissima S.I.O.F. di Biagio Cavanna.E proprio con l’orbo di Novi che ottiene la sua prima vittoria a Predosa. L’anno dopo, non ancora diciottenne passa dilettante e arrivano anche le prime soddisfazioni, piazzamenti, gran premi della montagna, e qualche volata. Arriva anche la prima vittoria di peso a Fino Mornasco.
 
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Ma qui succede il fattaccio: Cavanna non ritiene opportuno inserirlo nella squadra della Coppa Italia preferendogli Parodi, e Meazzo cosa fa? Saluta la compagnia e per il 1947 si accasa al G.S.Lancia dove deve abbandonare la sua “Meazzo” e montare una Frejus nuova fiammante. Vince subito la Coppa Fossati, un’aspra contesa sui saliscendi del novese, dove si lascia alle spalle Ettore Milano e Parodi, prendendosi così una sonante rivincita sulle valutazioni di Biagio Cavanna.
 
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Il suo apprendistato tra le fila dei dilettanti continua tra alterne fortune misurandosi spesso con Astrua, Giacchero, Moresco e Zampini; ma nel 1949 ritorna a correre con la S.C. Meazzo di Alessandria e gode di uno stato di forma strepitoso che gli fa vincere parecchie corse tra i dilettanti tra le quali la Coppa Busto Arsizio e il prestigioso Gran Premio Canelli. La Federazione decide allora di farlo correre con la maglia azzurra all’estero e precisamente in Austria dove viene iscritto ad una breve corsa a tappe, il Giro del Vorarlberg.
 
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Con Ciolli, Zampini e Bernardini fa razzie di premi, si aggiudica una tappa e la classifica finale.Alla fine del 1949 come indipendente fa il suo esordio al Giro di Lombardia dove ha la fortuna di assistere da vicino all’impresa di Coppi sulle rampe del Ghisallo.1950: viene chiamato da Ganna in persona per far parte della squadra. E quella del “50 è una straordinaria stagione che fa presagire grandi cose per il suo futuro. Prende il via alla Milano-Sanremo compagno di Bini, Crocitorti, Seghezzi, Zampini e il velocissimo Logli.
 
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Dopo tutta la giornata portata a ricucire strappi e fughe a vantaggio proprio di Nedo Logli, si piazza 9° in una celeberrima volata di gruppo compatto in cui lo scalatore Bartali sopravanza tutto il mondo dei velocisti. Qualche settimana dopo fa faville nel Gran Premio Industria e Commercio di Prato dove vince Kubler su Martini. Meazzo arriva sesto battuto in volata da Rivola, Zampieri e Minardi,ma precedendo per distacco gente come i due Maggini, Bresci, Leoni, Soldani, Volpi e Fiorenzo Magni.
 
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Ai primi di maggio si parte per il Giro. Le cose si mettono subito bene, Settimo a Genova, sempre nel vivo delle operazioni, ottimo sulle Dolomiti, viene angustiato da una terribile tendinite nel corso delle ultime tappe quando il Giro punta verso il sud (ricordiamo che nel 1950 il Giro terminava a Roma per l’Anno Santo). Con grande amarezza si ritira per un periodo di riposo ma l’infiammazione tendinea al ginocchio destro non gli darà più scampo e lo costringerà ad appendere la bici al chiodo.
 
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Continuerà fino ai giorni nostri la sua attività di meccanico e costruttore di biciclette.Chi conosce Meazzo o ha occasione di parlare con lui si rende conto di avere davanti un grande personaggio, un uomo modesto e sapiente, pieno di ricordi, di conoscenze tecniche e di passione ciclistica, quella passione che lo porta a raccogliere e collezionare cimeli e bici d’epoca.
 
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