La “guigne” iridata di Gepin Olmo di Carlo Delfino
Giuseppe OLMO (Gepin)nato a CELLE LIGURE il 22 novembre 1911, deceduto a MILANO il 5 marzo 1992 Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale poche volte abbiamo avuto un corridore così tagliato per la prova iridata come il ligure Giuseppe Olmo. Le sue caratteristiche di fondo, di velocità, di intelligenza tattica, di dimestichezza nel correre in circuito e senza l’aiuto di gregari facevano di lui un annunciato protagonista e uno dei favoriti d’obbligo per la vittoria. E allora cerchiamo di capire cosa non ha funzionato nei tre Mondiali disputati da Gepin Olmo nel 193 -“35 e “36.
18 agosto 1934 LIPSIA (Ger). 
Olmo a lipsia 1934. il D.T.Giradengo i porge a Gepin un tubolare di scorta. Il percorso, prevalentemente pianeggiante, venne scelto nel Parco di Scheibenholz con 24 giri di un circuito pari a km. 225,600.La rappresentativa azzurra schierava al via Learco Guerra reduce da un superlativo Giro d’Italia,Giuseppe Olmo l’uomo più brillante nelle indicative premondiali, Vasco Bergamaschi fedele uomo d’appoggio per i due capitani.Al mattino corsero i dilettanti e Bini, Della Latta e Favalli, bersagliati dalla malasorte, finirono la corsa rialzati e nelle posizioni lontane dalla testa del gruppo.Nel pomeriggio si allineano alla partenza i professionisti. Dopo neanche una tornata Gepin Olmo è già attardato da una foratura (foto) e deve sudare sette camicie per rientrare, cosa che gli riesce alla fine del terzo giro. Schermaglie innocue e tentativi di fuga si susseguono fino all’ottavo giro con una media di 38,700.  Sanremo 1935: Olmo,Guerra e Cipriani. Olmo e una mezza dozzina di comprimari tra i quali Geyer e Louviot prendono il largo nei giri successivi ma piano piano il gruppo dei battistrada si ritrova composto da18 elementi grazie al rientro di un manipolo di generosi tra i quali Guerra e Dannels. Nel corso del quindicesimo giro Olmo deve ancora fermarsi a cambiare una gomma (ricordiamo che il corridore doveva arrangiarsi da solo), si fa dare il gonfleur da uno spettatore ed è costretto ad inseguire per altre due tornate prima di centrare il ricongiungimento. La giuria ha seguito tutta la scena ed invita il corridore a desistere in quanto squalificato per irregolarità. All’ultimo giro un gruppetto di 14elementi si disputa la volata e Guerra vistosamente danneggiato rimedia una medaglia d’argento.Quindi un giro perverso di forature con precaria assistenza in corsa in un regolamento molto severo. 18 agosto 1935 FLOREFFE (Bel) Il percorso, più duro dell’anno prima, misurava 216 km con 16 giri di un circuito comprendente l’insidiosa salita delle Grotte.I dilettanti andarono molto bene con un buon lavoro di squadra e il toscano Mancini si impose tra l’entusiasmo dei numerosi connazionali emigrati in Belgio per lavoro.I professionisti presentarono Bini, Guerra e Olmo.Al secondo giro c’è subito una fuga con Archambaud, Clemens, Amberg ed il solito Dannels.Sospettando la fuga buona si riportano sui primi anche Aerts e Olmo che danno peso all’azione portando il vantaggio dei sei a più di due minuti. Ma, preoccupati del ritardo accumulato, in pochi chilometri un altro gruppetto di favoriti (Montero, Le Grevés, Bini, Oppermann, Speicher ecc.ecc.), si gettano all’inseguimento dei fuggitivi. Ci vogliono una quarantina di chilometri prima che avvenga il ricongiungimento e così una dozzina di corridori procedono determinati verso iltraguardo. Ma al decimo giro assistiamo ad una grave caduta che coinvolge Olmo il quale perde un paio di minuti a rimettersi in corsa mentre Aerts e Montero se la svignano a pieni pedali. Il loro vantaggio aumenta anche perché i passisti non hanno nessuna intenzione di riportare sotto i velocisti. All’ultimo giro Aerts stacca addirittura lo spagnolo che ha dato fondo alle ultime energie sotto una fastidiosissima pioggerellina. Una incredibile caduta nel momento decisivo della corsa e la possibilità di vittoria sfuma.
Una singolare bozza di contratto del 1937 6 Settembre 1936 BERNA (CH) Agli ordini del giudice di partenza presero il via 39 corridori professionisti in rappresentanza di 12nazioni. L’Italia si schierò con Bartali, Bini, Di Paco e Olmo. Costante di tutta la gara fu il mancatoaccordo tra gli uomini del quartetto azzurro che erano tra i favoriti della vigilia.Le ostilità iniziano quasi subito e al sesto passaggio davanti alle tribune Antonin Magne, Olmoe alcuni compagni hanno già trenta secondi di vantaggio sul grosso. Al giro seguente le cartesi mescolano ed è Bartali che precede di pochi secondi il gruppo in lunga fila indiana. Nel girosuccessivo ancora Olmo all’attacco, Olmo che poi fora e perde posizioni. Davanti intanto c’èbattaglia ed è difficile per chi ha perso le ruote ritornare in testa. A pochi giri dalla fine prendonoil largo Magne, Deloor e Grundhal che collaborano alla grande finché Magne non decide diabbandonare la compagnia. Vani gli sforzi di Olmo che senza collaborazione tenta di rinvenire suquelli che fanno la corsa ma fora ancora in un momento topico.A Magne quindi la vittoria e per Bini una buona seconda moneta. Per Olmo ancora una volta lapolvere e la delusione.Che dire? Gepin stesso al quale bisognava strappare i racconti dalla bocca, parlava pocovolentieri delle sue sfide mondiali come se avesse voluto rimuoverle e dimenticarle. Era uncorridore “moderno” Gepin e questo gli ha nuociuto non poco. Se avesse corso con le strade e iregolamenti odierni, con il cambio ruote, penso che difficilmente gli sarebbe sfuggita la magliairidata, maglia che se poco avrebbe aggiunto alla sua straordinaria carriera, è pur sempre prestigiosae ambita.Ma la qualifica di campione di rango gliela diede poi la vita grazie alla sua attività di imprenditoredove riuscì sempre a dare e ad ottenere il massimo.
La copertina del libro scritto su Giuseppe Olmo Giuseppe (Gepìn) Olmo,la carriera in sintesiGiuseppe Olmo nacque a Celle Ligure (sv) il 2 novembre 1911. I suoi esordi nel ciclismo li ebbe sotto la guida di un vecchio routier pistard che abitava nella vicina Varazze, Giuseppe Oliveri. Dal1927 iniziò quindi ad affermarsi nelle categorie inferiori mettendo in mostra doti da velocista ma anche da corridore completo e buono per ogni tipo di percorso.Corse per la Ciclistica Azzurra di Varazze, per la U.C. Fulgor di Savona, per la Società Ciclistica Sampierdarenese e nel 1931 corse per la Ercole Piaggio di Genova che vinse grazie a Olmo, Biggio,Grosso e Briano la finale della Coppa Italia. Lo stesso anno si impose anche nel Campionato Italiano dilettanti corso a Siena e in un’altra dozzina di classiche dei dilettanti. Ottenne anche un secondo posto ai Campionati Mondiali su strada di Copenaghen.Nel 1932 vince la medaglia d’oro nella corsa a cronometro relativamente alla classifica per nazioni delle Olimpiadi di Los Angeles con i compagni Pavesi e Segato, dopo di che passa professionista con la Frejus e l’anno successivo con la Bianchi.  I quattro fratelli Olmo. Franco, Giovanni, Giuseppe, Michele Nel 1933 vince due tappe al giro d’Italia e nel 1934 ne vince tre sempre ben figurando negli ordini d’arrivo delle principali classiche.Nel 1935 affina le sue qualità di pistard prevalendo come inseguitore sui campioni francesi dell’epoca. Ma la principale vittoria delle undici che ottiene è rappresentata dalla Milano Sanremo.E’ anche corridore completo arrivando terzo nella classifica finale del Giro d’Italia e stabilendo il record dell’ora al Vigorelli con 45,090.Nel 1936 pur con dieci vittorie di tappa, arriva secondo dietro Bartali al Giro d’Italia dopo essere stato per qualche giorno maglia rosa. Conquista anche meritatamente la maglia tricolore.Nel 1937 attraversa qualche problema di salute e ottiene solo una vittoria di tappa al Giro dal quale si ritira.Nel 1938 vince ancora la Milano Sanremo e altre cinque corse, ma il suo interesse si sposta verso il mondo dell’imprenditoria industriale dove esordisce appena 28enne come costruttore di biciclette.Negli anni successivi raccoglie poco dal punto di vista sportivo ma fa in tempo ad imporsi ancora in un Campionato italiano Stayer nel 1940. Da allora in poi si segnala nel difficile periodo bellico come avveduto industriale espandendo i suoi interessi nel mondo della gomma, della plastica e dei piccoli motori.Sposato e padre di tre figlie, si trasferisce a Milano dove, dopo una vita ricca di soddisfazioni affettive e professionali, muore il 5 marzo 1992 per una malattia incurabile. Palmares 39 vittorie. 20 tappe al Giro d’Italia. 2 Milano Sanremo. Record dell’ Ora. 3 maglie tricolori. 7 giorni in maglia rosa. 3 volte in nazionale ai Mondiali professionisti. |