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L'Eroica 2010: l'invasione degli "EROICI" PDF Stampa E-mail
Indice articolo
L'Eroica 2010: l'invasione degli "EROICI"
pag.02 foto:Giro d'Italia d'Epoca: Le premiazioni
pag.03 foto: La partenza degli Eroici
pag.04 foto: La partenza degli Eroici
pag.05 foto: La partenza degli Eroici
pag.06 foto: La partenza degli Eroici

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L’INVASIONE DEGLI

“EROICI”

  OLTRE TREMILA CICLISTI D’EPOCA A GAIOLE IN CHIANTI PER LA 14a EDIZIONE DUE GIORNI DI SPORT, CULTURA E PASSIONE PER LA VITA

 di Paolo Borelli

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Le premiazioni del primo Giro d'Italia d'Epoca.
Cristian Cappelletto vincitore del Giro
 
Gaiole in Chianti, 3 ottobre 2010. Descrivere l’Eroica è pressoché impossibile, bisogna vivere dal di dentro quello che, anno dopo anno ( e ne sono ormai passati tanti dalla prima edizione), è divenuto un autentico spettacolo di una sempre più consistente fetta di umanità che stravede per le bici d’epoca e adora la dimensione epica del ciclismo.

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Difficile dire cosa sia l’Eroica perché ormai gli aggettivi sono stati “sprecati” tutti e si rischierebbe di risultare banali. Forse si può tentare di darne una definizione prendendo in considerazione gli straordinari effetti che ha generato: proprio a Gaiole sabato è avvenuta la premiazione finale per la classifica del 1° Giro d’Italia d’Epoca, nato dall’unione di tutte quelle manifestazioni che dell’Eroica sono figlie e sorelle. “Ben vengano eventi che si ispirano all’Eroica - ha dichiarato Giancarlo Brocci, promotore della decana delle pedalate storiche - perché questo significa un arricchimento in termini di passione per questo splendido movimento.”

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Vale la pena allora, prima di percorrere insieme le celebri strade bianche del senese, tributare un doveroso applauso a  tutte le dodici prove del Giro, ma soprattutto al suo vincitore, il trevigiano Cristian Cappelletto, che è andato ad indossare una meravigliosa maglia tricolore anni Venti, appositamente confezionata. Sono comunque state poche le lunghezze che lo separano dagli agguerritissimi parmensi Maurizio Caggiati, giunto secondo, e Fausto Delmonte, terzo.

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Premiazione che ha visto sfilare i più assidui partecipanti, che ora possono fregiarsi del prestigioso scudetto bianco, rosso e verde da cucire sul petto. La cerimonia, un po’ a sorpresa, si è impreziosita della speciale presenza di tantissimi campioni del passato. La cosa più strepitosa è che sul palco sono saliti personaggi di almeno tre generazioni, a partire da Giovanni “Nino” Corrieri e Vittorio Seghezzi, leggendari gregari di Bartali, accompagnati da un commosso Andrea, figlio del grande Gino. Un parterre veramente reale con Ercole Baldini, Idrio Bui, Franco Bitossi, Italo Zilioli, Marcello Mugnaini e Francesco Moser, un grande amico del ciclismo eroico, che non manca mai di dare il suo contributo all’ottima riuscita di queste manifestazioni.

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Ora dovremmo parlare dell’Eroica vissuta realmente sulla bicicletta e dell’ennesima giornata indimenticabile passata sulle colline del Chianti, ma prima di farlo, con una piccola licenza narrativa, vogliamo parlare di un’altra eccezionale figura, forse sconosciuta ai più, ma che incarna pienamente lo spirito di quell’incredibile racconto a pedali che dispiega la sua trama in questo lembo di Toscana.

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Conoscere Valeriano Falsini è una di quelle esperienze che non si dimenticano e che ti toccano là, dove le corde delle emozioni sono più sensibili, pronte a vibrare. Valeriano Falsini, classe 1928, fiorentino di Figline Valdarno, dopo un’eccellente carriera da dilettante, condita da una copiosa messe di vittorie, nel 1950, ventunenne passò professionista alla Girardengo Gardiol alla corte di Costante, il primo campionissimo della storia.

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In squadra con lui un “certo”Rik Van Steenbergen (tre volte Campione del Mondo), a cui Valeriano oltre a fare da giovane gregario, dovette insegnare ad usare il cambio ad un’asta, perché il fiammingo già abituato al Simplex faticava a trovare il rapporto giusto. Il racconto prosegue con il Giro di Toscana di quell’anno, una vera e propria corsa da eroici: 330 chilometri di strade bianche, passando pure per Gaiole, sotto la pioggia e, al Passo dell’Oppio nel pistoiese, sotto la neve.

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Era il 16 aprile 1950: Falsini fu diciannovesimo, ma quel giorno, per motivi contrapposti segnerà per sempre la sua carriera e forse la sua vita. Fausto Coppi lo volle alla Bianchi, ma il tardivo ricovero in albergo di quel giovane corridore semi-assiderato fiorentino, gli causò un’artrite che nel ’52 pose fine alla sua promettente parabola.

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Tuttavia quando parla di Fausto, a Valeriano vengono gli occhi lucidi e la bici dalla quale è appena sceso, dopo aver percorso insieme al nipote Saverio i 38 chilometri del percorso breve, è quella con la quale l’Airone vinse il suo quarto Giro d’Italia. “Non le ho cambiato nemmeno il nastro del manubrio - spiega Falsini che la conserva come una reliquia - così sarà sempre uguale a quando lo impugnava Fausto.”Un suiveur che lo ha scortato con la vettura gli dice: “Mentre ti seguivo, mi sembrava di stare dietro a Fausto!”

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Un’immagine che è la sintesi di un’intera giornata. Che dire di più, sono personaggi come questi che fanno da cartina di tornasole all’Eroica, perché rappresentano quell’ideale ponte tra il ciclismo dei pionieri, i cosiddetti giganti della strada, e quello dei giorni nostri, agonistico o cicloturistico che sia.

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Cosa è stata dunque questa quattordicesima edizione? Come sempre un viaggio, per chi ha scelto i percorsi da 38 e 75 chilometri, o un’avventura a due ruote per i coraggiosi che si sono inoltrati lungo le ghiaiate dei 135 e dei 205 chilometri. Come sempre, una scoperta per i neofiti o una riscoperta per gli habitué, di un territorio magnifico che coniuga natura, arte, cultura e gastronomia in un connubio inscindibile che penetra fino alle radici dell’antica civiltà italica, dal tempo degli Etruschi, attraversando il Medioevo, per giungere ad oggi.

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Se il sabato le vie di Gaiole brulicavano di appassionati in visita ai numerosi stand del mercatino di bici d’epoca e di prodotti tradizionali, stand sorti intorno alla nuova zona ritrovo collocata presso le ex Cantine Ricasoli appena ristrutturate dal Comune, domenica già dalle prime ore del mattino si udiva lo stantuffare delle pompe intente a gonfiare tubolari e copertoni delle storiche specialissime.

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Chi voleva sfidare i percorsi lunghi ha dovuto armarsi di fanale e partire prestissimo, perché il cammino è veramente infinito passando attraverso le terribili rampe (15%) sterrate di Castiglion del Bosco, teatro della battaglia fra i professionisti durante la tappa di Montalcino del Giro d’Italia 2010, vinta da Cadel Evans in maglia iridata; oppure transitando per le micidiali Crete di Asciano dove si risolve la Montepaschi Strade Bianche che si disputa ai primi di Marzo. Infine, raggiungendo Vagliagli dove avviene la confluenza coi percorsi più brevi.

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Mentre su un maxischermo scorrevano le immagini del Campionato del Mondo di Melbourne poi vinto da Thor Hushovd, la Rai si è collegata in diretta con la piazza di Gaiole dove Ercole Baldini con la maglia iridata vinta a Reims nel 1958 e che due anni prima fu Campione olimpico proprio nella metropoli australiana, descriveva al microfono le sue emozioni, e  sono partiti gli eroici dei 38 e dei 75 chilometri.

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Tracciati che ognuno interpreta a proprio modo, come la “rediviva” Salvarani, storica formazione parmense degli anni Sessanta, impersonata dai parmigiani Silvano Croci, Giuseppe Ferrari e da chi scrive, che hanno sfidato l’equipe capitanata da Francesco Moser che annovera oltre al campione trentino diversi ex professionisti e alcuni cicloamatori di valore come Rossi, “vincitore” nel 2009;

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oppure come chi la prende con filosofia e si avvia con calma, dandosi tutto il tempo di gustare il percorso e i tanti ristori posti lungo la strada; o come chi usa il manubrio come trespolo per gli artigli di un gufo reale in carne ed ossa, che in mezzo alla confusione, impaurito, ha cominciato a sbatacchiare un po’ le ali fra gli incuriositi pedalatori. Una giornata fantastica, dunque, che solo un Giove pluvio un po’ dispettoso ha rischiato di guastare, spruzzando qua e là qualche rapido acquazzone.

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Se tremila (di cui oltre 700 stranieri) non vi sembrano tanti, allora provate ad immaginare di veder partire ininterrottamente dei ciclisti dalle cinque di mattina fino alle undici. Un’apoteosi di persone, di lingue, di biciclette e di colori. Questa è l’Eroica e adesso non resta che attendere il 2011 per ritrovarci tutti qui per una giornata di sport, ma soprattutto di passione per la vita .E di questi tempi non è poco.

 



 
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