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Due Parigi-Roubaix
 
vengono attribuite al ciclismo italiano
 
grazie al forte routier Maurice Garin.
 
a cura di Carlo Delfino 
 
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foto: Maurice Garin vincitore di due Parigi-Roubaix
 
Vincere una Parigi-Roubaix per un italiano è un’impresa difficilissima. Ma ora il tricolore sventola insperatamente e un po’ a sorpresa su ben due ulteriori edizioni della corsa del pavé. Si tratta delle edizioni del 1897 e del 1898 vinte entrambi dal forte routier Maurice Garin.

Grazie ad un ricercatore attento e grazie a un documento trovato negli archivi comunali di Chalonssur Marne, città nei pressi di Reims capitale francese dello champagne, si è stabilito che Garin al momento in cui vinse queste due corse era italiano e pertanto, se vogliamo essere precisi, Garin fu il primo italiano ad arrivare vincitore nel mitico velodromo.

La notizia, a cui i Francesi hanno fatto orecchie da mercante, è datata ormai da un paio d’anni ed è frutto della appassionata ricerca di Franco Cuaz, ingegnere autostradale e ultraottantenne ciclosportivo ma soprattutto valdostano d.o.c..Valdostano come lui era Maurice Garin nato il 3 marzo 1871 da Maurice-Clement e da MariaThérésa Osello ad Arvier piccolo paese a quindici chilometri da Aosta.Quarto di nove figli, Maurice si trasferì in Savoia all’età di 14 anni per fare, grazie anche alla sua corporatura minuta, lo spazzacamino. Da lì si recò a Reims al seguito dei genitori e nell’1887 lo troviamo a Charleroi e in Belgio. Quindi si stabilì a Maubeuge, vicino a Valenciennes.Proprio con i colori del Velo Club Muabeugeois si schierò al via della prima corsa arrivando quinto.Nel 1893 vinse la Dinan-Namur-Dinan. Era a quei tempi alto 1,63 e pesava 62 chili.
 
Immagini:
La documentazione prodotta dall’ingegner Cuaz:
Garin diventa francese naturalizzato
il 21 dicembre del 1901
 
 
Dopo essersi sposato e stabilito a Lens inanellò un crescendo inarrestabile di piazzamenti di rilievo e di vittorie culminanti con le due prestigiosissime vittorie della Parigi-Roubaix di cui abbiamo detto in apertura.La prima si disputò il 18 aprile1897, Pasqua, con partenza alle 6,30. Strade terribili e fangose accolsero i corridori. Ben presto la selezione naturale fissò al comando quattro coraggiosi: Garin, lo svizzero Frederick, l’olandese Cordang e il francese Rivierre. A Venti chilometri dal traguardo restavano in testa Cordang e Garin. I due arrivarono accolti da un boato nel mitico velodromo; ma ecco che Cordang affrontando male la prima curva ruzzolò a terra. Si rialzò prontamente e siccome c’erano da compiere ancora sei giri di pista, riuscì progressivamente a rimontare fino a portarsi a pochi metri da Garin. L’ultimo giro, seguito con il fiato sospeso da più di diecimila appassionati, si risolse con la vittoria di quest’ultimo. L’entusiasmo era alle stelle per un vincitore che abitava nelle vicinanze e che riconosceva cavallerescamente a Cordang di essere stato il più forte…Nell’edizione del 1898, il 10 aprile, si corse insieme a moto, tricicli e a vetturette. Il polverone sollevato su orribili piste stradali fu asfissiante.
 
Dopo metà gara iniziò a piovere. A Doullens, Garin era già in testa con 10 minuti di vantaggio su Stephane e 20 su Wattelier. Le moto restarono addirittura indietro e Garin trionfò a Roubaix con quasi mezzora di vantaggio ad una media superiore ai 30 km.Un’altra corsa importante che, a seguito di questi documenti, diventa italiana è la prestigiosissima Parigi-Brest-Parigi del 1901, 1200 (!!!) chilometri.Partenza alle 5 del mattino del 15 agosto. Si portò subito in testa Lucien Lesna, grande fondista allora quasi trentottenne. Alle tre di notte del giorno dopo questi raggiunse la città della Bretagna einiziò il viaggio di ritorno con più di due ore di vantaggio su Garin ed Aucouturier. Siccome si potevano utilizzare gli “allenatori”, durante gli ultimi 400 chilometri Garin si trovò a pedalare con parecchi compagni che si erano ritirati e si erano messi a disposizione, inoltre c’era vento contrario e in tanti si pedala meglio. Il distacco si andò via via riducendo.
 
Quando a duecento chilometri da Parigi, Garin raggiunge Lesna si racconta che questi, furioso, si mise caparbiamente alla ruota del valdostano gridando per scoraggiarlo: -“Puosse, pousse…”- ma poi dovette arrendersi alla fatica di una condotta di gara sconsiderata. Garin impiegò 52 ore e 11minuti alla media di 22,995.Secondo i documenti prodotti dall’ingegner Cuaz, Garin diventa francese naturalizzato il 21dicembre del 1901. Peccato, perché solo un anno e mezzo dopo avrebbe vinto anche il primo Tour de France; ma veramente sarebbe stato troppo doloroso per i cugini francesi vedersi scippare anchela vittoria del primo Tour…
 
E già che ci siamo parliamo un po’ di questo significativo documento che andiamo a riprodurre.Garin, nel 1905, alla fine della sua carriera, inoltra domanda al sindaco di Chalons di aprire un locale per somministrazione di bevande, un bistrot insomma e dichiara la sua naturalizzazione francese avvenuta per decreto appunto il 21 dicembre 1901. Il Sindaco conferma le date, non trova difficoltà a concedere la licenza e l’esercizio viene avviato per essere ceduto nel 1906. Ecco,su questo documento compare la data precisa di naturalizzazione francese. Fino ad ora si credeva che la cittadinanza fosse arrivata a Garin con la maggiore età e che quindi, praticamente, avesse corso sempre da francese.
 
Per finire la storia: la vita del nostro protagonista si srotolò in seguito abbastanza tranquilla a parte qualche matrimonio di troppo…Pare infatti che si sia sposato per ben quattro volte. Nel 1941insieme al figlio Louis, aprirà una stazione di servizio per automobili a Lens dove terminerà la sua esistenza a 85 anni il 19 febbraio 1957, amato e coccolato dai suoi concittadini.Un italiano quindi, qualche anno prima di Giovanni Gerbi, il diavolo rosso, si trova ai vertici del ciclismo europeo.Al di là degli aspetti statistici, delle difficoltà del cambio di nazionalità (cosa che adesso è molto più facile ottenere…) e al di là dell’inevitabile aggiornamento delle “storie” del ciclismo, va sottolineato come con ogni probabilità Garin in Val d’Aosta non avrebbe mai cavalcato una bicicletta. E’ significativo sottolineare come sia stato forse lo stimolante ambiente del nordest della Francia a forgiare la già buona predisposizione alla fatica di un montanaro di umili origini ma dalla forza erculea, dal carattere non certo facile e dalla grinta diabolica. 
 
 
delfino.jpgCarlo Delfino  è nato e vive a Varazze (SV). Classe 1955, medico chirurgo. Scrittore di ciclismo e ricercatore del pedale, ha già pubblicato una dozzina di libri sui pionieri e sui primi anni del Novecento.
 
 
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