Novità assoluta! Viva Coppi! romanzo di Filippo Timo Uscita della Prima edizione: Maggio 2010.La vita del Campionissimo riscritta attraverso i racconti dei suoi cari e della sua terra.Un Coppi mai raccontato!
“Viva Coppi!” Ci porta per mano a scoprire la storia del Campionissimo dall’infanzia fino all’ultimo giorno di vita, attraverso uno sguardo intimo e affezionato, come di famiglia. Ma questo romanzo non svela solamente la storia di un uomo: ci catapulta all’interno del suo mondo.
Prima nel mondo umile e contadino dell’infanzia del protagonista, poi in quello tragico della Guerra e infine in quello eroico e leggendario del ciclismo tra gli anni ’40 e ’50. “Viva Coppi!” cattura il lettore e dipinge un affresco dolce e affascinante dove non solo i personaggi, ma anche i luoghi, i suoni e i colori diventano attori di una grande corale. E così capita che la Storia della nazione, quella con la S maiuscola, venga a intrecciarsi con la storia piccola e quotidiana di un ragazzo di paese. E poi capita che quel ragazzo diventi un mito... Le copertine del libro Marina Coppi: «...queste pagine si leggono con la leggerezza di una bella storia, ma dentro ci sono le vicende reali, sempre raccontate con affetto e sensibilità...» Gianpaolo Ormezzano: «…veramente un lavoro straordinario… molti hanno “spogliato” la figura di Coppi: Filippo Timo la riveste, ci racconta tanto che non sapevamo, perché fa rivivere i racconti della sua terra: queste sono le sue strade, le voci sono quelle della sua gente...» Nino Defilippis: «...davvero uno dei migliori libri su Fausto Coppi che io abbia mai letto...»˜ Prefazionea cura di Dino Messina
Qualche anno fa, mi pare nel primo autunno del 2005, nello stanzone della pagina letteraria del «Corriere della sera» - allora eravamo al pian terreno di via Solferino 28 - trovai, al rientro dalle vacanze, tre giovani stagisti di grande preparazione: due venivano dalla Normale di Pisa, il terzo era Filippo Timo e si era appena laureato a pieni voti in Lettere moderne all’Università di Pavia. Come redattore anziano della pagina, presi a seguire questi futuri colleghi e dopo qualche giorno affidai a Filippo un pezzo. Un paio d’ore dopo “il compito” era pronto: non c’era una virgola fuori posto. È stato così che ho conosciuto Filippo Timo e ho scoperto però che la sua ambizione non era di fare il giornalista ma il professore universitario (dopo l’esperienza al «Corriere», infatti, è tornato in università e nel 2007 ha vinto il dottorato di ricerca in Filologia moderna). Ma solo qualche mese fa, nel dicembre 2009, quando ho ricevuto le bozze di questo romanzo biografico su Fausto Coppi, ho capito che la vera vocazione di Filippo è quella dello scrittore.Pur non essendo un cronista sportivo, categoria che nonostante gli eccessi degli ultimi anni tanto ha dato al nostro mestiere (Gino Palumbo, Gianni Brera, Giorgio Fattori, per citare tre nomi che compaiono in questo libro), conosco i classici sul Campionissimo: Coppi e il diavolo di Gianni Brera, Caro Coppi di Orio e Guido Vergani, Un uomo solo di Rino Negri, Fausto Coppi: la tragedia della gloria di Jean Paul Ollivier. E poi i lavori di William Fotheringham, Giancarlo Governi, Guido Tartoni… Insomma, una letteratura varia e abbondante che fa venire spontanea la domanda: quale bisogno c’è, a cinquant’anni dalla scomparsa, di un altro libro sull’Airone di Castellania? Non sono forse stati raccontati a sufficienza l’amicizia-rivalità con Gino Bartali, le straordinarie qualità tecniche, la controversa vicenda privata (la separazione dalla prima moglie Bruna e la passione per Giulia, la Dama Bianca), il drammatico viaggio in Africa e la fine prematura, il 2 gennaio 1960? Arrivato all’ultima pagina, il lettore si renderà conto che il racconto di Filippo Timo ha qualche marcia in più. Innanzitutto l’umiltà del filologo, la verifica cioè di ogni particolare magari sfuggito ai grandi Orio Vergani e Gianni Brera, che non erano stati soltanto cronisti delle gesta sportive ma anche amici di Fausto. Filippo è poi nato e cresciuto nelle stesse colline del campione. Suo nonno, Angelo Timo, che ritroviamo in una pagina che parla dello sfortunato fratello minore di Coppi, Serse, gli ha raccontato da sempre le gesta del campione, lo ha introdotto nella ristretta cerchia dei superstiti che custodiscono la vera memoria del mito. Così che questa biografia è un po’ l’omaggio della terra natale al suo campione.A Castellania, a Novi, a Tortona, ogni sasso parla ancora di Fausto Coppi. E merito di questo romanzo, che ha il pregio della precisione, è di raccontare, come non ha fatto nessun altro, gli anni giovanili di Fausto: le origini contadine, le prime biciclette, a cominciare dalla mitica “tri fusil” di cui parla Brera, che altro non era che una BSA, gli anni di scuola, l’ambiente famigliare, il paesaggio, con il tragitto da Castellania a Novi, dove il piccolo Fausto andava ogni giorno a fare il garzone. Arrivati a metà del racconto, Fausto non ha ancora disputato una gara, ma è già il campione del futuro. Poi cominciano a entrare in scena i personaggi che oltre al padre Domenico, alla madre Angiolina, ai fratelli Livio e Serse, saranno determinanti per la formazione sportiva di Coppi. C’è innanzitutto Biagio Cavanna, “il mago cieco” di Novi che lo seguirà in tutta la carriera sportiva: un allenatore, un esperto di ciclismo, un saggio, cui Filippo Timo dedica alcune tra le pagine più efficaci. Poi ci sono i grandi nomi del ciclismo della prima metà del Novecento, da Giovanni Rossignoli a Costante Girardengo, Learco Guerra, Giovanni Cuniolo che terranno a battesimo il giovane prodigio. E poi c’è il toscanaccio, il Gino Bartali di Ponte a Ema, che, quando Fausto cominciò a fare sul serio, aveva già vinto due Giri d’Italia ed era l’esempio da eguagliare, il capitano della squadra cui obbedire, prima che l’avversario da superare. Più che il rivale di Coppi, Bartali emerge da queste pagine come l’altro eroe del racconto, non tanto per quei gesti di sportività come la borraccia scambiata sui passi alpini, o per il ruolo simbolico avuto nei momenti cruciali come le elezioni del 1948, quanto per una costante presenza anche nei momenti più difficili. Non a caso, uno degli ultimi progetti di Fausto, prima di morire, a quarant’anni, era la creazione di una società sportiva con Ginettaccio.La purezza dello sguardo e la passione di Filippo Timo sono capaci di restituirci tutta la personalità di Coppi: l’umiltà, la timidezza, la determinazione, il talento, la fragilità. La serietà della ricerca ci chiarisce pezzi poco studiati della biografia del Campionissimo, come la prigionia in Tunisia e Algeria, nel 1943-’44, il lavoro di attendente del tenente inglese Towell alla reggia di Caserta - dove poté allenarsi grazie a una bicicletta donatagli dal falegname D’Avino di Somma Vesuviana - il ritorno a casa, pedalando in un solitario giro dell’Italia appena uscita dalla guerra. Dal racconto non manca nessuna gara, nessuna vittoria, nessuna sconfitta. E nemmeno gli scandali. Ma quel che c’è è soprattutto l’uomo Coppi. E un pezzo della nostra storia. Per informazioni e acquisto libro“Viva Coppi!”scrivere e-mail:
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